Attenzione! Cucire capi su misura potrebbe avere effetti collaterali

Dopo quest'assenza di mesi dal blog, ho pensato di riprendere la pubblicazione con un post diverso dal solito, in parte per riprendere le fila del discorso interrotto da maggio (mese dell'ultimo post), e in parte perché ogni tanto mi piace parlare del mio lavoro, e farlo in maniera ironica.

Questi mesi sono stati intensi di lavoro, matrimoni, battesimi e feste di vario genere, che mi hanno tenuta occupata tutti i giorni, weekend compresi. In qualche momento di maggiore stanchezza ho quasi creduto di non riuscire a consegnare in tempo tutti i vestiti. Ho persino sognato che una delle mie spose andava all'altare con addosso solo il velo, le scarpe e un lenzuolo bianco avvolto intorno al corpo, e ovviamente con istinti omicida nei miei confronti, un vero incubo. Fortunatamente tutto è andato per il meglio e con l'arrivo di ottobre posso rilassarmi un po' e rallentare quel ritmo folle di lavoro. Adesso ho finalmente un po' di tempo per dedicarmi al blog e ad altre piccole faccende, ma cosa ancora più importante, avrò il tempo per creare la nuova collezione. Avete letto bene, finalmente riuscirò a ritagliarmi il tempo necessario per dedicarmi a schizzi, figurini, cartamodelli... So cosa state pensando, che in realtà si tratta sempre di lavoro, ma forse non sapete che è la parte più bella di questo lavoro, così bella che non riesco a definirla tale.

La realizzazione di una nuova collezione è una fase lunga e impegnativa, ma assolutamente distensiva. Credo che pochi stilisti la pensino come me, ma quando ti occupi prevalentemente di abiti su misura, e sei intenta a fare il cartamodello di un abito commissionato da un cliente, e che non ti piace neanche un pochino, (intendo l'abito, non il cliente), pensi almeno ad una decina di soluzioni diverse, ma ovviamente non puoi fare come ti pare, devi rispettare le sue volontà. Ed è così che realizzare capi su misura può rivelarsi un'attività deleteria, pericolosa e ad alto tasso di stress. Chi fosse interessato a questo tipo di lavoro, deve sapere che la pazienza non è mai troppa, così come le capacità tecniche, e se eravate abituati ad uscire la sera, o guardare film, andare in palestra o fare una qualsiasi altra attività, scordatevi di riuscirci ancora. Questo lavoro vi ruberà ogni singolo minuto della giornata e la sera sarete così stanchi che l'unico vostro pensiero sarà quello di dormire. E non pensate che stia esagerando, è solo la pura verità.

Mi sa che adesso vi è più chiaro anche il titolo del post, ma voglio spiegare meglio cosa intendo per effetti collaterali del mestiere. Questi effetti, purtroppo, iniziano a presentarsi ancor prima di intraprendere l'attività, inizialmente si cerca di ignorarli, convincendosi che non è niente di grave, ma ad un certo punto i sintomi peggiorano. Si tratta dei mille interrogativi che attanagliano la mente, del tipo: riuscirò ad essere all'altezza? Avrò abbastanza clienti? Saranno soddisfatti? Mi pagheranno? Riuscirò a far fronte a tutte le spese? E così via con altri interrogativi a cui non si saprà dare una risposta e che priveranno di tanto sonno ristoratore. Tuttavia in qualche modo si inizia, e impegnandosi, dando il massimo, e armandosi di tutta la pazienza possibile, ad un certo punto si ingrana. I clienti aumentano e con essi anche gli effetti collaterali. La soddisfazione di creare un capo che li renderà felici ogni volta lo indosseranno e il guadagno che ne consegue, sono una vana consolazione pensando a tutto ciò che intercorre tra la scelta del modello e la consegna del capo finito. In quei giorni si ha la sensazione di vivere in un mondo parallelo dove tutto è possibile. Come ricevere la richiesta, a capo ormai finito e pronto per la consegna, di accorciare l'orlo dimezzo centimetro. Ma vi siete mai chiesti a quanto corrisponde mezzo centimetro? Sono solo cinque millimetri, che su un abito, una gonna, un pantalone o un qualsiasi altro capo, neanche si notano. E poi, perché fare una simile richiesta al momento del ritiro? Il giorno della prova quel capo aveva l'orlo imbastito, ed era proprio quello il momento perfetto per fare modifiche. Ovviamente questo tipo di cliente, che nella maggior parte dei casi sono uomini, fa parte della categoria deiclienti pignoli, poi ci sono i clienti indecisi, che sfogliano riviste su riviste o esaminano tutte le foto che hanno potuto trovare su google immagini, ma alla fine scelgono o il primo modello che hanno visto oppure optano per uno che hanno già. Ci sono anche i clienti della categoria "io me ne intendo", o detta anche "io un tempo cucivo", ma solo un misero 15% risulta veramente ferrato sull'argomento, gli altri si dividono in quelli che ricamano, fanno la maglia e lavorano all'uncinetto e quelli che hanno fatto un corso di taglio e cucito da ragazze, ma che hanno si e no realizzato una gonna per sé stesse. Esiste anche la categoria dei"mi affido a te", e su di loro non ho niente da dire, se non che mi danno tante soddisfazioni, ma solo se si tratta di autentici "mi affido a te" e non a "mi affido a te se capisci ciò che voglio senza neanche dirtelo oppure lo faccio, ma in maniera confusa, tralasciando alcuni dettagli, inventando nomi di colli o tipologie di maniche". Un'altra categoria che mi viene in mente, che tra l'altro è la più difficile da gestire, è quella degli"insicuri", quelli che, magari ci mettono persino un attimo a scegliere il modello, ma una volta realizzato si lasciano sopraffare da mille dubbi e paure. Solitamente si tratta di persone particolarmente emotive, che temono di fare una brutta figura e sono alla disperata ricerca del parere altrui. Il più delle volte si tratta di donne, e possono raggiungere livelli di insicurezza tali da perdere la lucidità e non rendersi conto che la loro immagine riflessa allo specchio è assolutamente perfetta, a prescindere se magre o meno, alte o basse. In alcuni casi ci vorrebbero nozioni da psicoterapeuta, dato che un paio di volte mi è capitato di assistere al pianto improvviso di clienti che credevano di essere brutte, che ripetevano tra le lacrime, di stare male con qualsiasi cosa indossassero, che hanno i fianchi esageratamente larghi, o le gambe troppo corte, e così via. Ovviamente non è niente vero, o almeno non del tutto, sicuramente tendono ad esagerare e ad avere un'immagine distorta di sé. Con queste clienti non c'è altro da fare che consolarle e metterle a proprio agio. Altri effetti collaterali possono essere provocati dal rapporto, più o meno costante, che si intrattiene con ifornitori. Può essere certo un rapporto proficuo, persino interessante quando hanno da proporre nuovi materiali, ma può anche succedere che il sangue ribolle nelle vene quando chiedi un determinato articolo, che sai per certo che esiste, perché lo hai toccato con le tue stesse mani, lo hai usato o lo hai visto usare da un collega, e ti dicono molto serenamente "ma questa cosa devono ancora inventarla". Per non parlare poi deiprezzi, che lievitano ordine dopo ordine, giustificando il fatto che la merce è diversa rispetto a quella acquistata l'ultima volta e che risulta di una qualità nettamente superiore, peccato che il più delle volte è assolutamente identica. E poi bisogna aggiungere i ritardi nelle consegne, i metri di tessuto che hai ricevuto in meno rispetto a quelli ordinati e pagati anticipatamente, e le ore spese al telefono per risolvere il problema. Tuttavia questo è niente se penso ad altri tipi di effetti collaterali, quelli provocati dal rapporto quasi giornaliero con entità definibili superiori quali Camera di Commercio, Agenzia delle Entrate, Inps, Inail e loro simili, ma qui mi fermo. Affrontare questo genere di effetti collaterali è molto pericoloso, e poi il mio lavoro mi piace troppo per continuare ad elencare altri effetti collaterali.

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